Linguaggio orale: il fondamento della alfabetizzazione

Linguaggio orale: il fondamento della alfabetizzazione

Nella storia dello sviluppo umano, il linguaggio orale, la conversazione, la poesia, il racconto e il canto sono nati molto prima della lingua scritta.

Nei bambini vediamo lo stesso modello di sviluppo del linguaggio. I bambini prima imparano ad ascoltare, a parlare, a cantare, a rallegrarsi di filastrocche, storie e libri, successivamente imparano a leggere o scrivere.

Quello che spesso dimentichiamo è che la formazione del linguaggio orale è un passo fondamentale per lo sviluppo dell’alfabetizzazione.

Il professor Barry Sanders, famoso per il suo libro, A Is for Ox – un titolo che si riferisce al sistema fenicio di usare immagini per suoni – descrive molto bene l’importanza dello sviluppo del linguaggio orale. In sintesi, dice: “Il successo di una persona nell’oralità determina se questa si alfabetizzerà”.

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Vista l’importanza di un buon linguaggio orale, in che modo genitori, insegnanti e educatori possono supportarne lo sviluppo?

Uno dei momenti chiave in cui i bambini sviluppano la lingua è durante il loro gioco libero.

Nel gioco i bambini fanno uso di tutto ciò che sanno. Come lo psicologo Lev Vygotsky ha espresso in modo molto chiaro, i bambini “stanno a testa alta” quando giocano. Nel gioco i bambini si sentono liberi di sperimentare nuove parole e nuovi modi di esprimersi. Sarah Smilansky, nota ricercatrice, ha messo a paragone i bambini più forti nel gioco socio-drammatico con quelli che erano più deboli in questo. I più forti mostravano maggiore capacità nel parlare e nel comprendere gli altri.

Fortunatamente i bambini sono altamente motivati ​​ad apprendere la lingua fin da molto piccoli.Ci sono varie teorie su come essi imparino la lingua, ma chiunque lavori con loro vede chiaramente che la maggior parte dei bambini sono fortemente in sintonia con il linguaggio e lo divorano avidamente. Quando non è così, c’è spesso motivo di preoccupazione.  Questo non significa che tutti i bambini inizino a dire “mamma” alla stessa età, o pronuncino frasi complesse a un’età piuttosto che a un’altra.Mia madre spesso mi raccontava che ho detto pochissime parole fino all’età di tre anni. Quando ha chiesto al pediatra informazioni su questo ha notato una sicurezza da parte sua sul fatto che presto avrei iniziato a parlare e non mi sarei più fermata.  In effetti è proprio quello che è successo!

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Neonati e bambini sono profondamente interessati alla lingua. La maggior parte dei genitori percepisce questo interesse e istintivamente circonda i bambini con un linguaggio caldo e amorevole.  Spesso chiamato materno o genitoriale, il linguaggio rivolto ai neonati e ai bambini tende ad essere più acuto, più musicale e più lento della lingua rivolta ai bambini più grandi o agli adulti. Non ha bisogno di essere esagerato e reso ultra-dolce come qualche volta è, ma abbastanza musicale da permettere ai bambini di crogiolarsi al suo calore. È legato all’intero campo delle ninne nanne e delle filastrocche che piacciono ai neonati e ai più piccoli.

 

Una recente ricerca afferma l’importanza delle filastrocche per bambini piccoli, evidenziando come queste contribuiscono alla consapevolezza fonemica: il riconoscimento dei suoni e la suddivisione del linguaggio in unità sonore o sillabe. Tale consapevolezza è una componente importante per l’apprendimento della scrittura e della lettura. Anche prima che possano parlare, i bambini piccoli mostrano la loro sintonia con le filastrocche. Ricordo di aver fatto “Questo porcellino è andato sul mercato” con un bambino di nove mesi di un vicino. Era nel suo passeggino a piedi nudi in una calda giornata estiva. Appena ho finito, ha sollevato il piede con un messaggio chiaro: fallo di nuovo. L’ho fatto diverse volte prima che fosse soddisfatto. Ho avuto esperienze simili con molti bambini che non parlavano ancora parole chiare ma erano intrigati dalle rime, dal ritmo e dai gesti delle filastrocche.

 

La ricerca spesso citata di Risley e Hart ha rilevato che, all’età di tre anni, i bambini nelle case a basso reddito hanno ascoltato 30 milioni di parole in meno rispetto ai bambini provenienti da case più ricche. Questo è un ritardo che deve essere affrontato. L’esposizione a un buon linguaggio orale – conversazione, filastrocche, canzoni e storie – aiuta moltissimo. Per ulteriori suggerimenti su come superare il gap di parole, vedi “The Word Gap: i primi anni fanno la differenza” di NAEYC. [Http://www.naeyc.org/tyc/article/the-word-gap]

 

Come insegnante di scuola materna mi sono concentrata sulla lingua orale in momenti diversi durante la giornata. Non mi piaceva soffocare i bambini di parole, ma a pranzo e a merenda mi piaceva raccontare loro una piccola storia sulla mia vita e i bambini mi rispondevano con storie di famiglia, animali domestici, viaggi e simili. Abbiamo imparato a impegnarci nell’arte della conversazione, ad ascoltarci l’un l’altro e a parlare.Abbiamo fatto ricorso a rime e canzoni nei tempi di transizione tra una storia e l’altra. Alcune rime venivano dette ogni giorno all’inizio dei racconti. Queste variavano nel tempo in modo che i bambini ne imparassero molte nel corso dell’anno. Erano un modo meraviglioso per attirare la loro attenzione.

A volte ho sentito bambini discutere in merito a una filastrocca o a un pezzo di racconto. In un giorno memorabile, Adam ha parlato con un amico di Humpty Dumpty. “Non credo che Humpty Dumpty sia caduto”, disse Adam. “Non ci credi?” rispose il suo amico, in un tono che implicava che una grande eresia era stata appena pronunciata. “No, penso che sia saltato!”. Adam era certamente un bambino che nella vita saltò molto, con grande determinazione, tra le molte difficoltà che aveva affrontato. Non era un bambino facile con cui lavorare, ma è stato un bambino che ho apprezzato per il suo spirito feroce. Anche le fiabe erano parte integrante della nostra giornata scolastica.

Proprio come si vuole che gli adolescenti abbiano un solido background nella grande letteratura del mondo, volevo che i miei piccoli fossero ben preparati nei racconti che hanno fatto parte della cultura dei bambini per secoli. Le grandi storie arricchiscono i sentimenti, stimolano l’immaginazione e contribuiscono a modellare la nostra visione della vita. Per i bambini le fiabe affermano che, sì, ci sono difficoltà nella vita, ma che abbiamo il coraggio, la forza e la fermezza per affrontarle. E anche se la nostra forza da sola potrebbe non essere sufficiente, ci sono esseri meravigliosi che vengono in nostro aiuto, gentili nani, animali, saggi uomini e donne anziani e bambini stessi.

Il mondo delle fiabe è pieno di esseri meravigliosi e malvagi. Rafforzano la fiducia interiore del bambino sul fatto che, anche se a volte accadono cose terribili, la vita è comunque meravigliosa.

I bambini di oggi sono fortemente immersi nei personaggi della televisione e di altri schermi. Bisogna vedere se essi traggono lo stesso nutrimento da loro – o semplicemente sperimentano il loro accattivante intrattenimento – ma io sono scettica. Non ho mai visto nessuna programmazione moderna che possa competere con la profondità e la ricchezza delle fiabe, raccontate semplicemente e bene, che i bambini assorbono profondamente.

Ho spesso insegnato in classi miste di bambini dai 3 ai 6 anni e ho apprezzato le loro diverse reazioni alle fiabe. Di solito i bambini più piccoli ascoltavano seduti a bocca aperta con i loro piedini che si toccavano tra loro sul tappeto. Ti sembrava bevessero le storie, fino alle dita dei piedi, proprio come un bambino beve il latte materno. “Oh, quelle storie hanno un sapore così buono!”. I bambini più grandi ascoltavano con la bocca chiusa. Nei loro occhi si intravedevano le immagini delle storie che venivano raccontate. Molti andavano a casa e raccontavano le storie dopo averle ascoltate un paio di volte.

Nelle mie classi di età mista ho variato i racconti, raccontando una storia semplice ripetutamente per circa una settimana e le storie più complesse per due settimane. I bambini più grandi comprendevano l’umorismo delle piccole storie e non ne erano annoiati, i bambini piccoli catturavano quello che potevano dai racconti più complessi, contenti della presenza dei loro compagni più grandi che assorbivano profondamente le storie.

Linguaggio orale: il fondamento della alfabetizzazione

Per alcuni anni mi sono offerta volontaria in una scuola un po’ disagiata. Raccontavo storie agli allievi una volta alla settimana. Un giorno l’insegnante mi ha detto che durante i colloqui i genitori dei bambini volevano sapere cosa era successo il lunedì. I loro figli tornarono a casa da scuola, raccolsero i loro fratelli e cugini, li misero a sedere e dissero: “Ora sto per raccontarvi una storia tranquilla”. Avrebbero poi raccontato la fiaba che avevano sentito quel giorno.

Sono rimasta profondamente colpita, perché il linguaggio delle fiabe è complesso e le storie che ho raccontato non erano semplici. Eppure questi bambini provenienti da famiglie a reddito molto basso erano in grado di ripetere i racconti dopo un solo ascolto. Che modo meraviglioso, questo, per superare il divario linguistico e sviluppare abilità orali, e, allo stesso tempo essere rafforzato da storie con un grande significato.

 

Joan Almon

Joan Almon è stata educatrice della prima infanzia Waldorf per quasi trent’anni e poi ha co-fondato “l’Alleanza per l’infanzia per difendere i bisogni di tutti i bambini”. Scrive frequentemente e tiene conferenze sull’importanza del gioco nella prima educazione e durante l’infanzia (negli Stati Uniti).

 

Tradotto dal blog Community Playthings

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