Educazione e pedagogia nella cultura dell’infanzia: verso un sistema integrato 0-6 anni

Educazione e pedagogia nella cultura dell’infanzia: verso un sistema integrato 0-6 anni

I servizi pubblici per l’infanzia, da tempo, hanno investito risorse di pensiero, progetti, organizzazione, per consolidare una tradizione di buon servizio aperta al confronto, alla collaborazione, all’innovazione, radicato nelle comunità attraverso importanti organismi di partecipazione delle famiglie (spazi nelle scuole).

La diffusa riflessione culturale ha portato ad attribuire all’infanzia valore e diritti, e i servizi educativi luoghi vissuti di democrazia partecipata per bambini\e, adulti e territorio.
La società deve contribuire a garantire il diritto all’infanzia: dare espressione, aiutare le potenzialità, favorire il benessere, in evoluzione, di tutti i bambini e le bambine in continuità.

Una continuità infanzia 0-6 anni, intesa come prospettiva di lunga durata che consente un raccordo e un confronto continuo con ciò che viene prima e ciò che lo segue, perché è in questa relazione che si gioca l’identità di ciascun ordine scolastico, la formazione, lo sviluppo e la cultura della prima infanzia. É un raccordo attraverso la ricerca e  la sperimentazione di percorsi progressivi: ciascun segmento diventa fondativo e può affermare il diritto di “contaminare” gli altri percorsi, rivendicando un’identità plurale e singolare che si gioca su più piani, attraverso un legame forte ed esplicito (documentazione) tra organizzazione e didattica nei servizi educativi dell’infanzia.

Siamo di fronte a un panorama del polo infanzia, variegato, anche nell’offerta formativa (nidi – scuole infanzia – centri per l’infanzia – micro-nidi – spazi famiglie…); è ancora difficile garantire a tutti i bambini/e l’accesso ai servizi di educazione e cura inclusivi e di qualità, vissuti come luoghi di prevenzione per l’esclusione sociale, di pratica democratica, condivisione, incontro-confronto, relazione e cura con possibilità culturali, linguistiche, sociali, etiche ed estetiche per tutti i bambini e le bambine. Si va verso servizi di qualità (prospettiva assunta dalla Commissione Europea che ha sottolineato il valore di accesso ai servizi 0-6 anni di educazione, cultura inclusivi per combattere le diseguaglianze e promuovere sostegno e coesione sociale)[1].

È fondamentale, in questo contesto, la formazione del personale, con qualificazione omogenea a livello nazionale e locale, continua e la funzione di coordinamento pedagogico e monitoraggio, collegialità del lavoro educativo.

Le risposte devono essere flessibili continue e in sinergia con la scuola primaria esplicitando l’alleanza educativa con le famiglie e l’apertura al territorio.

È chiaro che occorre investire risorse per una Nazione virtuosa, con un sistema integrativo e formativo “aperto”, all’altezza dei bisogni di sviluppo di crescita dei bambini/e per garantire continuità con il successivo percorso scolastico. Un paese democratico come il nostro si misura attraverso l’attenzione alle necessità educative delle nuove generazioni: portatori di cultura e civiltà.

È confermato che l’investimento precoce nella prima infanzia ha un elevato coefficiente di riduzione delle diseguaglianze, incrementa il capitale umano, il ben-essere personale e sociale ed influenza la riuscita scolastica.

La cultura dell’infanzia di esplicita con il diritto alla cura e all’educazione si delinea su uno sfondo che vive lo spazio per raccontare, il gioco e i percorsi ambientali, il tempo per leggere la propria storia nel gruppo dei pari immaginando un futuro “critico” tra stili di vita virtuosi individuali e collettivi (lavoro in rete).

È fuori dubbio l’importanza del ruolo congnitivo del “fare” per i bambini/e 0-6 anni, un “fare” concreto legato a gesti, linguaggi, emozioni, gioco, materiali, con pazienza e costanza, utilizzando gli strumenti che la tecnologia è in grado di offrirci oggi.

C’è bisogno di dipartimenti/laboratori disciplinari, che abbiano il compito di progettare questi percorsi verticali, non solo con i servizi educativi della scuola, ma con il territorio.

Emerge il quadro di un’infanzia attiva che desidera conoscere, esplorare percorsi di tipo scientifico, scoprire, ricercare, costruire modi di pensare e interpretare il mondo.

L’apprendimento graduale favorisce lo sviluppo dell’identità, la socializzazione e la conoscenza dell’ambiente di vita naturalistico e umano.

Si declina, così, un progetto educativo-formativo, condiviso, adeguato all’età, orientato a sviluppare cittadinanza attiva e convivenza con diritti e doveri, sostenibile (uomo-ambiente-società) che sviluppa autonomia, competenza, responsabilità, partecipazione, in continuità con le fasi di passaggio (nido-infanzia-scuola primaria),

“un utile confronto fra le diverse scuole circa l’interpretazione di fenomeni ed eventi che alimentano lo spirito critico e l’esercizio al dialogo, fondamenti di una vera educazione alla democrazia”[2].

L’obiettivoè lo sviluppo di un modello formativo-educativo che accompagni il bambino/a con continuità nelle necessarie discontinuità della crescita.

Ciò è molto complesso… È l’impegno che ci attende!

Vuol dire allocazione equilibrata delle risorse in un contesto di comunità educante, capace di dialogare con tutti i soggetti del territorio a cui competono l’educazione e la formazione.

Vuol dire creare, potenziare nel territorio un sistema formativo integrato del polo infanzia 0-6 capace di catalizzare risorse e potenzialità che altrimenti sarebbero disperse in tanti rivoli.

Il confronto, il dialogo nel percorso educativo e di apprendimento 0-6 anni evidenzia una riflessione importante che impegna gli attori educativi (scuola, famiglia, università…) e non solo: l’obbligo scolastico a 5 anni e l’anticipo alla scuola primaria… Ma in quale ordine di scuola? In attesa che le cose migliorino occorre tener presente le esperienze di sviluppo del bambino/a che hanno luogo nei due servizi e come modificarsi per rispondere meglio a tali esigenze. L’interrogativo è ancora spazio di domande (come verifiche, apprendimenti, che non è possibile trattare in questa sede).

Un apprendimento positivo è legato alle emozioni vissute in itinere, agli spazi educativi, all’età, all’organizzazione didattica e educativa, ai materiali, alla formazione professionale.[3]

CONCLUSIONI

Intanto il mondo di oggi è cambiato profondamente ed anche le città: la nostra società è sempre più multiculturale, sono cambiati il modo di lavorare e diversi sono gli spazi tra tempo lavorativo e tempo privato. È cambiata la vita delle famiglie, la cultura pedagogica, sono cambiati i mezzi di comunicazione e l’informazione che richiedono un approccio organizzativo capace di stare al passo con i tempi e le nuove tecnologie.

È cambiata la prospettiva della disponibilità di risorse private e pubbliche delle famiglie, delle regioni e degli enti locali.

Questi cambiamenti che hanno ridisegnato il quadro sociale, culturale e dell’istruzione, politico ed economico, ci interrogano sull’attualità delle modalità, attraverso le quali vengono offerti i servizi per l’infanzia.

Si configura un servizio di sistema integrato 0-6 anni, in un clima di apertura, collaborazione, solidarietà tra le famiglie, i professionisti dell’educazione e gli interlocutori nazionali e locali (rete).

È necessario individuare spunti e direzioni, possibili per una nuova stagione delle politiche pubbliche per l’infanzia che siano:

  • adeguate alle caratteristiche odierne della domanda di servizio, cioè capaci di rispondere ai bisogni diversificati di una società sempre più complessa;
  • sostenibili, cioè capaci di rigenerare e rendere disponibili le risorse per il futuro dei bambini e delle bambine, delle famiglie, del personale;
  • integrate, cioè che garantiscono le competenze dei diversi attori del servizio, costruendo un linguaggio comune e condividendo gli elementi di qualità di un buon servizio.

 

Luisa Maria D’Adami

Pedagogista ANPE Piemonte

Giugno 201

 

[1] Legge ddl 1260, presentata al Senato della Repubblica del 27/01/2014 in materia di sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita a sei anni e del diritto delle bambine e bambini alle pari opportunità di apprendimento.

[2] N. Baro, C. Bertiond, L. Bruno, G. Camera, M. Capoia, F. Garzone, M. T. Serasso; “W. Ferrarotti, il pedagogista della biodiversità”, l’educazione che orienta nell’infinita complessità, ED. Elledici_Leuman, TO 2011, pag. 178.

[3] W. Ferrarotti, Direttore dei servizi per l’infanzia della città di Torino, rivista zerosei – febb 1993, “Imparare a 5 anni”, pagg. 13-14.

 

Photo CC Sean MacEntee

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