Vietato dire: “non ce la faccio”

Vietato dire: “non ce la faccio”

“Non ci riesco a disegnare il sole, me lo fai tu?”

 

Quante volte abbiamo sentito frasi di questo genere da un bambino che sta facendo un disegno?

La motivazione che porta il bambino a fare questa richiesta può derivare dal non sapere disegnare bene un cerchio o dal sapere molto bene che un adulto lo sa fare meglio, più velocemente di lui… ma non è la motivazione che vorrei analizzare, quanto la domanda in sé, perché è proprio da questo tipo di richieste che inizia il lavoro degli adulti nel fornire al bambino degli strumenti per accrescere la sua autostima, per provare a svolgere da soli piccole cose, semplici attività.

Di fronte a domande del genere, è utile spiegare che ogni “successo” si costruisce mano a mano; si può incominciare a pensare che il sole abbia uno spazio nel cielo, per poi attribuirgli un colore caldo allo step successivo, magari facendo attenzione a dargli una forma simile a quella che vediamo ogni giorno, etc. E ad ogni piccolo traguardo raggiunto è giusto complimentarsi con lui, magari aggiungendo delle piccole critiche, ma in modo costruttivo: “Bravo, hai fatto un bel sole grande! Sarebbe stato meglio farlo giallo… però è proprio bello!”.

 

E’ necessario dargli sempre fiducia, fargli sapere che qualcuno crede in lui, nelle sue capacità, nella sua voglia di provarci senza paura di affrontare situazioni nuove. Ci saranno i momenti dello scoraggiamento “Ma il mio sole non è bello come il tuoooo. Non sono capaceeee!!!” e sono queste le occasioni in cui bisognerà fargli capire che solo provandoci e riprovandoci si otterrà un risultato di cui andare fiero. Spiegargli che magari non è ancora il momento per riuscire a fare un sole bello rotondo, con lunghi raggi e una faccina sorridente e soprattutto che non esisterà solo un modo per arrivarci, ma che quel momento arriverà e che lui troverà il suo modo per farlo.

 

A volte ci si dimentica dei successi ottenuti in passato ed è più facile dire di non essere in grado di fare qualcosa piuttosto che provarci. Ecco allora che bisogna far riaffiorare alla memoria dei piccoli successi passati, anche i più banali, per fare in modo che il bambino cresca con l’ambizione di doverci provare e di riuscire, ricordandosi di essere capace a farlo.

 

L’evoluzione nel disegnare un sole è un esempio riportato per avere un riscontro della vita quotidiana vissuta con i bambini, perché è proprio nella vita di tutti i giorni che bisogna incentivare l’impegno e la costanza come valori che servono a provarci, a non arrendersi, a non creare dei blocchi mentali che potrebbero impedire la realizzazione dei propri sogni. Bisogna provarci e se non si riesce, bisogna cambiare il modo, perché nulla è impossibile. Così si insegna al bambino che la voglia di fare e di mettersi in gioco è la base per il successo, in primis quello personale, per diventare un individuo tenace e ambizioso, pronto ad affrontare la vita con coraggio e determinazione.

 

 

Elena T.

Elena T.

One thought on “Vietato dire: “non ce la faccio”

  1. Potrei aggiungere che molto ancora c’è da fare sulle capacità di tracciare un segno nel mondo. Il disegno è un bisogno umano purtroppo vissuto più come performance che come espressione del se.
    Disegnare e colorare dovrebbero essere distinti. Un conto è fare una rappresentazione grafica della realtà, un’altra è immergersi nel mondo dei colore dell’emozione di esprimere graficamente ciò che abbiamo dentro.
    Per dire un albero rosso o viola, un sole verde o blu non sono una rappresentazione della realtà, ma di una interiorità da valorizzare.
    Paola

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *