Come nasce un giocattolo

Come nasce un giocattolo

Cubetti, barrette, sfere e chiodini. Elementi all’apparenza semplici, che racchiudono al loro interno attenti studi e secoli di storia del design.

Spesso l’essenziale è alla base di un’idea geniale. Ce lo racconta uno che di giocattoli se ne intende. Alberto Quercetti, Direttore Creativo dell’omonima fabbrica di giocattoli educativi, racconta come spesso siano sufficienti componenti elementari per realizzare un prodotto geniale. “Parto da un esempio a me particolarmente vicino. Cosa può esistere di più semplice di un chiodino? Idea geniale risalente alla fine degli anni ‘40 e che, nonostante l’”età”, continua ad essere presente nelle case di tutti i bambini”.

Ma non bisogna confondere la semplicità con la banalità. “Dietro ad un giocattolo all’apparenza essenziale si nasconde un lungo e attento studio sulle forme e le dimensioni più adatte alle mani del bambino, nonché un attenzione particolare verso i rapporti proporzionali fra le parti. Il punto di partenza nell’ideazione e nella progettazione di un giocattolo deve essere sempre lui: il bambino. Capita di frequente che si perda di vista l’obiettivo e il destinatario finale del prodotto che si va a progettare, magari concentrandosi su un’idea d’appeal, ma inadatta al target. Il focus nell’ideazione e nella progettazione di un giocattolo deve essere sempre il bambino. Il gioco non è solo un passatempo, ma uno strumento formidabile che aiuta il bambino a costruirsi una mentalità aperta ed elastica, e lo porta a prendere decisioni e a scegliere le soluzioni migliori per affrontare le “difficoltà” del gioco stesso. Un oggetto con un così alto potenziale formativo per la crescita dell’individuo merita un attento studio. Per questo è fondamentale che chi si occupa di bambini, in qualsiasi settore operi, dalla progettazione di giocattoli alla redazione di testi, a prodotti per la puericultura, abbia conoscenze pedagogiche specifiche. Storicamente, ed ancora oggi succede spesso, chi progetta giocattoli lavora gomito a gomito con pedagoghi e puericultori.

Troppo spesso il giocattolo si limita a essere una mera riproduzione del mondo degli adulti o comunque una declinazione di un oggetto preesistente, dimenticandosi l’importanza di continuare ad investire in ricerca e sviluppo. Va evidenziata la rilevanza di un approccio multidisciplinare e di un’approfondita conoscenza storico artistica alla base della progettazione di giocattoli per l’infanzia. Multidisciplinarietà è quindi un’altra parola chiave. Torniamo al nostro esempio iniziale, i chiodini, un giocattolo sì, ma ancor prima un mosaico ispirato ad una tecnica grafica di riproduzione delle immagini, in particolare ai processi di stampa a colori con il retino. E ancora prima, nella seconda metà dell’800, un gioco di composizione con sfere colorate. Ancora oggi l’evoluzione e il rinnovamento di questo gioco non può fare a meno del contagio con altri settori.

Usabilità e sicurezza restano chiaramente prioritari nella progettazione di un giocattolo. Le normative sulla sicurezza, divenute negli ultimi anni sempre più stringenti, spesso vengono vissute come limiti per un progettista. In realtà è proprio di fronte a tanti paletti che la creatività si esprime al meglio.  Il non rispetto di questi paletti sottende un approccio sbagliato al progetto, quando ci si dimentica appunto che al centro c’è il bambino.

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