La musica rappresenta uno straordinario canale di comunicazione corporea, emotiva e cognitiva. Nel lavoro psicomotorio e riabilitativo, la musica terapeutica non è solo un accompagnamento, ma diventa un potente mediatore per favorire la veglia tonico-emotiva, l’attenzione, la regolazione del tono muscolare e la partecipazione attiva del bambino, sia in presenza di uno sviluppo tipico che in situazioni di fragilità.
In qualità di terapisti che lavorano sul corpo e sul gioco, sappiamo quanto sia importante che il bambino impari ad ascoltare, aspettare e reagire. L’ascolto, tuttavia, non è solo un atto uditivo: implica la capacità di “mettere in pausa” il proprio corpo, di sospendere l’azione per lasciarsi attraversare dallo stimolo sonoro. È in quel momento che il bambino impara a regolare il tono di fondo, a modulare la propria energia e a connettere percezione e azione.
L’ascolto come attivazione della veglia
L’ascolto musicale stimola la vigilanza corticale e la prontezza motoria: il bambino letteralmente “si accende”. Attraverso il suono, possiamo attivare la veglia tonica senza dover necessariamente passare per il canale visivo che, soprattutto nei più piccoli, tende a dominare l’esperienza percettiva.
Questo rende la musica terapeutica un mezzo ideale anche per bambini con fragilità attentive o difficoltà di regolazione (come nei disturbi dello spettro autistico o nella sindrome di Down), poiché permette di allenare l’attesa, la pazienza e il controllo dell’impulso in un contesto ludico e relazionale.
Un esempio di attività: il suono che guida il corpo
Una delle proposte più efficaci, utilizzabile sia nei gruppi numerosi di nido o scuola dell’infanzia che in setting clinici, consiste nel far percepire ai bambini la provenienza e la qualità dei suoni.
L’attività si svolge scegliendo due strumenti con timbri nettamente differenti (ad esempio campanelli e maracas). Dopo averli mostrati e fatti ascoltare, si nascondono alla vista dei bambini. Il compito è riconoscere quale strumento sta suonando e rispondere con un’azione motoria concordata:
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Saltare quando suonano i campanelli.
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Rotolare quando suonano le maracas.
Il comando non arriva dalla voce dell’adulto, ma dal suono stesso. In questo modo il bambino deve:
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Mantenere uno stato di attenzione sostenuta.
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Attivare una vigilanza uditiva selettiva.
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Regolare il tono e il movimento in base al ritmo e all’intensità sonora.
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Riconoscere il legame tra percezione, decisione e azione.
Per i più piccoli (nido) non serve chiedere verbalmente la risposta: si osserva la reazione spontanea. Per i bambini della scuola dell’infanzia, invece, si può introdurre la richiesta esplicita di discriminazione e associazione, arricchendo la componente cognitiva.
Varianti e progressioni possibili
Quando il gruppo acquisisce familiarità con l’attività, l’approccio può evolvere aumentando la complessità:
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Aggiunta di strumenti: inserire tamburi, triangoli o sonagli.
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Percezione pura: nascondere il terapista dietro un paravento per eliminare ogni indizio visivo.
Si possono poi introdurre variabili ritmiche per lavorare sulla regolazione:
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Suonare velocemente per stimolare un’attivazione dinamica.
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Suonare lentamente per favorire il controllo tonico e la consapevolezza del gesto.
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Usare il “fermo suono” (silenzio improvviso) come segnale di stop e di autoregolazione.
Un’ulteriore proposta riguarda l’uso dell’intensità sonora come indicatore spaziale:
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Volume basso → livello del corpo vicino al suolo.
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Volume medio → posizione eretta.
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Volume alto → slancio verso l’alto.
Questo tipo di lavoro permette di integrare lo schema corporeo, i livelli spaziali e la coordinazione tonico-posturale con la percezione uditiva.
La musica come guida del movimento e della relazione
L’aspetto forse più interessante di queste esperienze è che la musica diventa una guida e non un semplice sottofondo. Non si tratta di “comandare” attraverso il suono, ma di lasciare che sia lo strumento a orientare il movimento, a evocare la risposta motoria e tonica del bambino.
In questo modo, il suono diventa una forma di linguaggio non verbale tra terapeuta e bambino: una comunicazione fatta di ritmo, intensità e attesa condivisa.
Domande Frequenti: Musica, Sviluppo e Terapia
Per comprendere meglio come integrare queste attività nel percorso educativo o riabilitativo, ecco alcune risposte ai dubbi più comuni.
Perché la musica è terapeutica?
La musica è terapeutica perché agisce direttamente sul sistema limbico (la sede delle emozioni) e sul sistema motorio, bypassando spesso le barriere cognitive o linguistiche. Essa facilita la neuroplasticità, aiuta la regolazione emotiva, riduce lo stress e crea un canale di comunicazione non verbale privilegiato, fondamentale quando il linguaggio è assente o compromesso.
Cosa stimola la musica nei bambini?
La musica stimola diverse aree dello sviluppo infantile contemporaneamente:
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Area Cognitiva: migliora l’attenzione, la memoria e la capacità di discriminazione uditiva.
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Area Motoria: favorisce la coordinazione, il senso del ritmo e la consapevolezza corporea.
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Area Emotiva: permette l’espressione di stati d’animo e favorisce il rilassamento o l’attivazione.
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Area Sociale: incentiva l’ascolto dell’altro, il rispetto dei turni e la condivisione.
Che cos’è la propedeutica musicale?
La propedeutica musicale è un percorso educativo preparatorio rivolto ai bambini (generalmente dai 3 ai 6 anni) che mira ad avvicinarli al mondo dei suoni e della musica in modo ludico e naturale. Non si tratta ancora dello studio tecnico di uno strumento, ma dell’esplorazione del ritmo, del canto, del movimento e dell’ascolto attivo.
A cosa serve la propedeutica musicale?
Serve a sviluppare l’orecchio musicale e il senso ritmico prima di passare alla teoria formale. Attraverso la propedeutica, il bambino impara a coordinare i gesti con i suoni, a riconoscere le altezze e i timbri e a vivere la musica come un’esperienza corporea totale. Questo prepara il terreno non solo per un futuro studio strumentale, ma anche per un potenziamento delle abilità linguistiche e logico-matematiche.
Conclusione
Gli strumenti musicali possono diventare alleati preziosi per stimolare attenzione, veglia e controllo motorio. Il suono, nella sua immediatezza, permette di raggiungere il bambino senza forzature, rispettando i suoi tempi.
Come terapisti ed educatori, scegliere di utilizzare la musica terapeutica significa adottare uno strumento di relazione e di crescita capace di trasformare ogni esperienza sensoriale in un momento evolutivo unico.
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