Come ben sappiamo, i concetti di destra e sinistra sono tra gli indicatori topologici che richiedono più tempo per essere assimilati dai bambini. Questo perché coinvolgono la lateralità, ovvero la consapevolezza e la preferenza funzionale di un lato del proprio corpo rispetto all’altro.
In questo percorso, il gioco didattico “Destra e Sinistra” si è rivelato uno strumento fondamentale: ha reso l’apprendimento motivante e divertente, offrendo al tempo stesso riferimenti concreti e stabili per allenare la consapevolezza direzionale. L’ho utilizzato sia con i miei bambini di classe prima sia con quelli di classe seconda, naturalmente lavorando su due livelli di complessità differenti.
Attività per insegnare destra e sinistra ai bambini
1. Osservazione guidata e formulazione di ipotesi
Il materiale offre ai bambini punti di riferimento molto chiari: la rappresentazione cartonata della bambina è proposta sia di fronte sia di spalle, con il corpo suddiviso nei due colori convenzionali, rosso e blu. Un elemento costante ha guidato le osservazioni: la bambina è sempre raffigurata con la mano destra alzata, nella quale indossa un braccialetto rosso.
Siamo partiti dall’osservazione e dalla formulazione di ipotesi:
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Cosa succede alla destra e alla sinistra se mi metto di fronte?
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E se mi giro?
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Cambia qualcosa se mi sposto nello spazio?
I bambini hanno imitato le posizioni della bambina, muovendosi nello spazio e verificando concretamente le proprie intuizioni. L’apprendimento è avvenuto per tentativi, errori e confronto.
2. Il riconoscimento della lateralità (classe prima)
Successivamente abbiamo introdotto le carte-figura, posizionandole accanto alla bambina con l’apposito supporto in legno, e provando a stabilire se gli elementi rappresentati si trovassero a destra o a sinistra.
Con i bambini di questa età mi sono soffermata principalmente sul primo livello di riconoscimento, senza pretendere che riuscissero subito a riconoscere destra e sinistra in modalità speculare rispetto al proprio punto di vista. Tuttavia, attraverso il gioco, hanno potuto iniziare a sperimentare anche questa dimensione più complessa. La fase conclusiva è stata dedicata alla sperimentazione autonoma in piccoli gruppi da quattro, organizzata all’interno della didattica a stazioni.
3. Sviluppo delle competenze spaziali e decentramento cognitivo (Classe Seconda)
Con i bambini di seconda abbiamo approfondito in modo più sistematico il concetto che gli indicatori topologici cambiano in base al punto di vista e ai movimenti nello spazio: un prerequisito fondamentale per lo sviluppo delle competenze spaziali.
Dopo una prima osservazione guidata del gioco, supportata da domande-stimolo, a ciascun bambino è stata assegnata una carta raffigurante la bambina (di fronte o di spalle) con un elemento posizionato accanto. Per questa attività ho predisposto una scheda di osservazione guidata in cui ogni alunno ha dovuto:
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Analizzare il punto di vista rappresentato.
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Individuare destra e sinistra.
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Rappresentare graficamente la carta.
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Rispondere a domande mirate sugli aspetti osservati.
Successivamente è stato richiesto loro di compiere un passaggio ulteriore: rappresentare la stessa scena dal punto di vista opposto, ipotizzando come cambiasse la posizione degli elementi. Questo momento si è rivelato decisamente più complesso, poiché richiedeva un processo di astrazione e immaginazione spaziale. Nonostante la difficoltà, la maggior parte dei bambini è riuscita a portare a termine il compito con correttezza, dimostrando una crescente capacità di decentramento cognitivo.
Conclusioni
I bambini di seconda, di fronte a un’attività proposta con materiali attrattivi e strutturati, si sono impegnati con motivazione, affrontando osservazione e analisi con naturalezza grazie ai riferimenti e agli indizi offerti dal gioco.
I bambini di prima, invece, si sono divertiti a giocare a coppie e, una volta compreso il meccanismo, hanno iniziato a diventare sempre più rapidi e sicuri nell’utilizzo della propria lateralità, familiarizzando anche con il concetto più complesso di specularità. Ancora una volta ho potuto constatare quanto il gioco didattico, se ben strutturato e integrato nella progettazione, non sia soltanto uno strumento motivazionale, ma un vero e proprio mediatore di apprendimento capace di accompagnare i bambini nella costruzione di competenze complesse in modo naturale e significativo.
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