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Il Metodo del Globalismo Affettivo

La fantasia è quella che permette al bambino di ascoltare e rispondere a qualsiasi oggetto con cui sta giocando.”

Vito De Lillo (autore del Globalismo Affettivo)

 

Da subito ho intravisto l’efficacia e la valenza pedagogica del Metodo del Globalismo Affettivo   rivolto ai bambini di 4 e 5 anni, frequentanti la scuola dell’infanzia, ben costruito nella tecnica e sperimentato sul campo per più di un decennio.[1]

Nel 2008 viene promossa una sperimentazione in 4 scuole pugliesi con diversa tipologia di utenza per testarne la sua applicazione e valenza educativa, attraverso il contributo di due osservatori, con il supporto scientifico di un gruppo di esperti dell’ANPE (Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani) Puglia.

Il metodo Globalismo affettivo si prende cura del bambino rispettando la naturale crescita evolutiva del bambino senza forzarlo, perché mira a sollecitare, attraverso graduali passaggi, la maturazione di livelli sempre più appropriati di coscientizzazione motoria, emotiva, cognitiva.

Il Metodo utilizza la dimensione del gioco in tutte le sue fasi di applicazione al fine di alimentare processi di crescita globale.

Dalle risultanze dei ricercatori della cattedra di Neuropsichiatria infantile si evidenzia la validità del metodo per l’aspetto motivante e socializzante che favorisce l’integrazione scolastica dei bambini disabili; per la gradualità e la semplicità in quanto facilita l’apprendimento nei bambini affetti da ritardo mentale; per l’impostazione fonematica che ben si adatta ai bambini con disturbo del linguaggio, migliorandone le abilità metafonologiche; per l’uso del computer, in quanto vicaria i deficit motori e stimola gli aspetti percettivi, facilitando l’apprendimento delle paralisi celebrali. D’altro canto anche le risultanze dei ricercatori del Dipartimento di Scienze Pedagogiche evidenziano la capacità del metodo di coinvolgere il bambino sul piano motivazionale e della partecipazione contribuendo a stimolare lo spirito di gruppo e di squadra e ad alimentare la curiosità e lo stupore.

Oggi il Metodo, grazie alla collaborazione dei rispettivi Uffici Scolastici regionali è conosciuto in quasi tutta Italia e sono numerosissime le scuole che lo hanno adottato e continuano ad adottarlo.

La possibilità del metodo di fare insieme agli altri, di partecipare alle stesse attività dei compagni attraverso opportuni adattamenti, rientra tra i significati dell’integrazione scolastica; per fare questo occorre che gli insegnanti imparino a programmare le attività, in modo che queste possano essere svolte in modi individualizzati attraverso una differenziazione-­calibrazione degli obiettivi, dei contenuti, dei metodi.

Ha come punto di partenza l’analisi della singola lettera che però è legata alla storia della stessa; poi dalla singola storia si passa al coinvolgimento globale del bambino. (emotivo, gestuale, sensoriale, linguistico, motivazionale, ludico, cognitivo, affettivo) E’ un nuovo metodo misto (analitico/sintetico) che assume la storia, il racconto come punto globale d’incontro di tutte le molteplici sollecitazioni mentali ed emotive presenti nel bambino nel momento in cui impara e leggere e a scrivere.

Il metodo coniuga, in modo semplice e naturale, la sfera dell’immaginazione, della fantasia, dell’affettività (l’importanza dell’affettività in Olive Decroly) con la realtà del bambino, che è tecnologica

Il maestro-computeraio supera il vecchio approccio visivo alla conoscenza delle lettere attraverso l’alfabetiere consentendo, con il racconto delle storie, presentate anche sullo schermo con musiche ed animazione (il rinforzo di Skinner), un’immediata interiorizzazione della forma della pronuncia e del significato della lettera.

Il Globalismo affettivo, legando ogni lettera a una storia, fa leva sulle emozioni, sugli affetti del bambino (il ricordo legato alle emozioni in Daniel Goleman).

Nel Metodo Montessori il maestro assume una funzione importante, gli occorrono qualità eccellenti, non solo di preparazione ma di formazione spirituale; anche all’interno del metodo del Globalismo Affettivo il Computeraio deve possedere capacità comunicative, di drammatizzazione per cercare di stupire, di incantare, di appassionare il bambino…»[2]

E cosi come il materiale montessoriano permette l’autovalutazione del bambino anche i software del Globalismo Affettivo hanno lo stesso scopo stimolare e sviluppare le sue potenzialità.

Il globalismo affettivo cerca di operare una mediazione tra la tradizione romantica e la pedagogia montessoriana, tra il gioco e il lavoro precostituito con l’ausilio di dettagliati e specifici materiali, tra gioco ed impegno scolastico.

 

UNA INTRODUZIONE AL METODO: QUANDO LE LETTERE DIVENTANO AMICHE

di Vito De Lillo

 

La fantasia è quella che permette al bambino di ascoltare e rispondere a qualsiasi oggetto con cui sta giocando. Per lui è facilissimo interloquire con bambole, pupazzi e quant’altro o diventare pilota di un piccolo aereo di plastica a cui fa disegnare, sfrecciando nell’aria, pericolose traiettorie, o anche diventare pilota di avveniristiche moto da corsa.

La fantasia gli permette, ogni qual volta lo desideri, di spiccare il volo e di librare leggero in un mondo in cui diventa protagonista e nel quale può acquisire più sicurezza risolvendo ostacoli che lui stesso crea.

Ogni bambino, durante questo “gioco” che si avvia naturalmente, crea un rapporto di simpatia con l’oggetto con cui sta divertendosi perché gli consente di realizzare e vivere avventure “emozionanti” che riesce a gestire e governare.

Queste esperienze fantastiche proprio perché sollecitano fortemente la sfera emotiva si ancorano saldamente nella coscienza del bambino divenendo elemento fortemente attrattivo e piacevole.

Le situazioni che il bambino crea in queste sue imprese fantastiche, si poggiano per lo più su informazioni e dati che provengono dal mondo reale in cui egli vive.

Pur non interrompendo il rapporto con il reale, il bambino in questa sua proiezione fantastica si sente protagonista, sicuro e libero da ogni paura, incertezza, fallimento…

Ritornato nel reale, desideroso di arricchire il suo bagaglio esperienziale, ritorna ad osservare tutto ciò che lo circonda e a chiedere il perché di ogni cosa.  Ha un forte bisogno di accumulare informazioni e i dati che ottiene si saldano maggiormente nella sua coscienza se riescono ad avere senso e significato.

Nell’apprendere, l’uomo, sin da tenera età, infatti, ha bisogno di “dare senso e significato” a tutto ciò che lo circonda e l’apprendimento è permanente e spontaneo solo se riesce a dare una giusta e appropriata correlazione a qualsiasi informazione.

Anche la tecnologia esercita un enorme fascino sul bambino e non possiamo ignorarla durante la fase dell’apprendimento. Il computer, se usato in maniera corretta, può facilitare l’apprendimento   rinforzando e approfondendo determinate conoscenze.

Il Globalismo Affettivo, nell’ intento di avviare i bambini, sin da tre anni alla lettura e scrittura, tiene conto delle osservazioni fin qui descritte conducendo il bambino alla conoscenza delle LETTERE dell’alfabeto attraverso la Fantasia e la Tecnologia.

Mi è stato chiaro, sin dall’inizio, che i bambini, per poter stabilire con le LETTERE, un rapporto piacevole e persino amichevole dovessero dare “senso e significato” alla loro forma[1]/[2]. Dovevano quindi comprendere, prima ancora di scoprire a cosa servissero, il perché ognuna di loro avesse quella forma. In sostanza occorreva spiegare perché la “A” va Su, Giù e poi si unisce, perché la “B” ha due pance e così di seguito.

Per risolvere questo problema la strada era necessariamente quella di umanizzare le Lettere rendendole vive e permettendo ai bambini di farle rinascere.

Attraverso la fantasia non solo i personaggi principali delle varie “storie” ma tutti i bambini della classe diventano, ogni volta, protagonisti attivi e hanno modo di portare avanti il singolo racconto fino alla nascita della   Lettera.

Ogni volta l’aula si trasformerà in palcoscenico e l’insegnante assumerà il ruolo del “trascinatore”, del regista, dell’incantatore, della Fatina letterina, della Computeraia, del Mago… capace di destare l’attenzione, di coinvolgere, di meravigliare e di trascinare i bambini a vivere una esperienza fantastica che li vedrà impegnati ad ascoltare, a comunicare, a interagire con gli altri divertendosi e imparando.

Alla fine di questo gioco, ricco di sequenze narrative in cui ogni bambino potrà esprimere sé stesso scoprendo le proprie potenzialità e arricchendosi sempre di nuove capacità, nascerà la LETTERA, configurandosi nettamente nella sua forma reale.

In quel momento i bambini comprendono perché la lettera “A” ha quella forma e tutti ne giustificano l’essenza perché ne conoscono l’origine che loro stessi hanno avuto modo di generare.

La decodificazione del simbolo sarà immediata in quanto è collegabile ad una esperienza fantastica vissuta in aula assieme ai loro compagni e all’insegnante; un’esperienza che ha sollecitato in maniera significativa la sfera affettiva ed emotiva.

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Ogni lettera che nasce fa crescere i bambini in molteplici canali: senso-percettivi, relazionali ed intellettivi.

I bambini, infatti, stanno al gioco rispettandone le regole, attendono con gioia l’avvio del racconto , vedono e osservano incantati, ascoltano piacevolmente incuriositi, si affezionano alla lettere che considerano amiche e raccontano le storie vissute, con entusiasmo e naturalezza. Disegnano nell’aria le lettere con un pennello magico, raccontano graficamente e colorano le varie sequenze, cantano la nascita di ciascuna lettera, scrivono le lettere con il corpo, associano le lettere alle storie, riproducono le lettere, memorizzano le lettere, ascoltano i singoli suoni che compongono parole, scrivono parole…

Gli strumenti tecnologici utilizzati[3], permettono non solo di ritornare su quanto appreso in aula durante quel viaggio fantastico ma soprattutto di approfondire le conoscenze acquisite per essere in grado, poi, di sviluppare e rinforzare la comunicazione verbale, la sicurezza in sé stessi, la interazione con gli altri, il rispetto delle regole, la capacità di apprendere e infine di avviarsi alla lettura e scrittura in maniera naturale e senza alcuno sforzo.

Fantasia e Tecnologia così assemblati diventano un mixer esplosivo, un fortissimo ed efficace strumento utile a suscitare interesse e a motivare il bambino a fare, ad agire, a partecipare, a cimentarsi e a vivere con gli altri momenti di grande attrazione con grande entusiasmo e   collaborazione attiva.

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Fantasia e Tecnologia permettono alle LETTERE, attraverso il Metodo del Globalismo Affettivo, di divenire strumento di GIOCO.
Ognuna di esse porta con sé un ricordo piacevole inciso saldamente nella sfera affettiva ed emotiva del bambino, ognuna di esse diventa giocattolo componibile con altre attraverso il Gioco del Robot che consente ai bambini sin dai tre anni di leggere con le orecchie e subito dopo di scrivere con i suoni.[4]

 

anpe

 

 

 

Luisa Verdoscia

Dirigente Scolastico  e Vice Presidente Nazionale ANPE

 

[1]              Globalismo Affettivo, La storia le pratiche e la validazione a cura di Luisa Verdoscia, A.A. V.V.  Wip edizione 2017 Bari

[2]          Atti documentali della sperimentazione del Progetto “Globalismo Affettivo” A.A.(Prof.ssa Luisa Verdoscia Dirigente Scolastico e Vice Presidente nazionale dell’ANPE,Associazione Nazionale Pedagogisti), A. 2010, Mario Adda Editore, Bari.

[1]              I Racconti delle Lettere di Vito De Lillo – Mario Adda Editore – Bari

[2]              “Globalismo Affettivo. Il Metodo” di Vito De Lillo-Mario Adda Editore

[3]              Molteplici sono i software multimediali, ideati e realizzati dall’autore: Cd Rom: I Racconti delle Lettere, Lettere e Immagini, Anima Parole, Alfabetiamo, Scegli la lettera e canta, Gioco tra lettere e numeri, Laboratorio X.

[4]              “Globalismo Affettivo. Il Metodo” di Vito De Lillo-Mario Adda Editore

 

 

 

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