Il gioco simbolico: finzione o realtà?

Il gioco simbolico: finzione o realtà?

Non importa quanta dignità tu abbia, se un bambino ti passa una tazzina vuota, devi bere.

 

Intorno ai 2 anni di età inizia la fase del “gioco simbolico”, un periodo fondamentale per la crescita del bambino, rappresentato dalla finzione, dall’imitazione e dal travestimento.

Il gioco di finzione è una fase di crescita autentica per il bambino, in cui il bambino inizia a sfruttare la creatività, l’ingegno e la fantasia; è il periodo in cui il bambino impara a utilizzare i simboli per rappresentare qualcosa che non è presente ma che si può immaginare, a usare un oggetto attribuendogli proprietà che non possiede e aspetti diversi dal consueto utilizzo. Per esempio, se il bambino vuole giocare a fare il cuoco senza gli opportuni accessori, è possibile che usi una scatola di cartone per creare la pentola, una gomma come un bicchiere, una biglia come un pomodoro e un pezzo del puzzle come una bistecca.

A questo processo si affianca il gioco di imitazione, durante il quale il bambino imita l’adulto e il mondo che lo circonda. A scuola è importante allestire un angolo dedicato, con una casetta o con un mobile dei travestimenti, predisponendo tutti gli accessori necessari per consentire al bambino di svolgere liberamente i giochi di finzione e immaginazione: stoffe, nastri, cappelli, mantelli, borse, burattini, bambole e pupazzi sono accessori utili per il travestimento; piatti, posate, pentole, tazzine e alimenti sono complementi utili per la casetta e la cucina.

Ma anche a casa è bene fornire al bambino alcuni giochi con cui giocare in questa fase evolutiva.

 

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Per il gioco dei travestimenti è necessario comprare alcuni accessori con cui il bambino potrà travestirsi da pompiere, da poliziotto, da principessa o da ballerina oppure fornire al bambino dei tessuti e dei nastri per fargli decidere da solo cosa realizzare, magari dandogli una mano ad assemblare il suo nuovo costume. Per l’imitazione invece bastano piccoli giochi come una cucina(con piatti, bicchieri, posate e pentole), un banco da lavoro del falegname con i suoi attrezzi, una borsa del dottore, un carrello delle pulizie, una toeletta, un set di cestini, frutta e verdura, etc.

L’insegnante e/o il genitore che vuole partecipare a questi giochi, dovrà assecondare le proposte che gli verranno fatte, dovrà dimostrare interesse e dovrà accettare le “regole” dettate dal bambino dandogli la giusta importanza e riconoscendogli il giusto valore. Non importa se il bambino vi passerà una tazzina da caffè “trasparente” oppure vuota; voi dovrete bere e così facendo accetterete di far parte del suo mondo in cui lui sarà contento di farvi entrare. E’ il mondo che lui può costruire, modificare e distruggere a suo piacimento, quando e come vuole lui, in base ai ricordi e agli stati emotivi ad esso legati, e che lo allontana dalla realtà dove invece ci sono regole e divieti da rispettare.

 

Il bambino in questa fase evolutiva, non gioca più da solo, ma impara a giocare con gli altri, acquistando una valenza sociale, di interazione, di condivisione e nello stesso tempo una maggior padronanza del linguaggio, continuando ad esplorare, creare e usare la fantasia. Inoltre dimostra la capacità di comprendere che la rappresentazione della realtà è ben diversa dalla realtà stessa… ma è un gioco e nel gioco tutto è possibile!

Foto in copertina: Tenda del fruttivendolo

Elena T.

Elena T.

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