E la tua stella dov’è?

E la tua stella dov’è?

“Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me

(I. Kant)

 

È tempo di auguri, di festa, di doni… di famiglia: di Natale!

Ma è pure un tempo frenetico: pacchi, pacchetti, cene, pranzi da preparare e parenti da ritrovare, da rivedere o con un sorriso o a malincuore.

È tempo di ricordi, di assenze, di mancanze, di nostalgie. Per le vie si colgono atmosfere a volte artificiose e melense echeggianti di auguri, di baci, di abbracci.

Per alcuni è un tempo di gioia e di lietezza, per altri di malinconica solitudine.

Ma per i bambini è un’altra cosa ancora! Loro attendono con ansia il Natale, nei loro occhi si specchiano lo stupore, la meraviglia caleidoscopica delle luci, lo scintillio dei colori, l’attesa del misterioso Babbo Natale o di Gesù Bambino. Scrivono le letterine e immaginano la slitta con le renne volare da qualche parte nel cielo. Il Natale dei bambini è  l’occasione per sognare, per vedere avverati quelli che considerano desideri custoditi nell’arco dell’anno.

Anche noi adulti siamo stati quei bambini! Ma ora, disillusi, intimoriti, incapaci spesso di comprendere fino in fondo le dinamiche che muovono questo nostro mondo, di trovare le risposte a tanti perchè, corriamo il rischio di disincantare anche i nostri bambini, di cancellare la magia sviando la loro attenzione con regali costosi, artefatti, aridi, mentre loro non desiderano che la fiaba e con essa l’attenzione, l’amore, il tempo, il sorriso, le parole che abbiano il potere di restare per sempre nel cuore per ritrovarle in un passaggio della vita, confortanti e preziose.

Facile a dirsi, vero? I problemi, le crisi di ogni tipo, le ansie e le preoccupazioni economiche, il lavoro, altro che la fiaba!

È un tempo complesso il nostro! Tuttavia i bambini hanno il diritto di sognare e di sapere, di capire, per imparare ad accogliere e a donare a loro volta. Diamo voce alle loro domande. Chi sono i bambini dei “barconi”? Perchè le famiglie scappano? Di che cosa vanno alla ricerca? Perchè scoppiano le bombe? Perchè le famiglie vanno in crisi? Perchè mamma e papà si lasciano? Perchè non si vogliono più bene? Perchè l’amore può finire? Perchè si muore? Perchè, perchè, perchè…

Dobbiamo proteggerli ma non possiamo certo nascondere loro le verità, né evadere le risposte: ciò alimenta paure e timori con tutte le conseguenze che ben conosciamo! Abbiamo già così tanta medicalizzazione ovunque!

Allora proviamoci anche noi a ricreare l’atmosfera della magica attesa. Facciamo appello alla nostra immaginazione, riconquistiamo la fantasia: un caminetto, il crepitio della fiamma, il calore avvolgente e l’abbraccio narrante: raccontiamo la storia del mondo, una storia affascinante e intrigante e perchè no, inventiamoci qualche risposta. Lo sguardo dei nostri bambini sarà appagante, l’attesa curiosa del “come finisce?” donerà un’emozione impagabile. Ricordiamoci che nei loro occhi troviamo le domande, sul loro volto tutte le emozioni, lì, in bella vista. Basta saper leggere! Diciamo loro che il mondo va oltre le carte dorate sfavillanti dei pacchetti,  va oltre la concretezza di quel dono.

È necessario ritrovare il tempo della parola, dell’ascolto; partire dalle domande dei bambini, ascoltare ciò che pensano e dicono – che spesso ha più senso di quanto dicano e pensano gli adulti- scoprire i loro timori, oggi è fondamentale. Per questo le fiabe sono uno strumento prezioso, esse contengono sempre la soluzione, magicamente tutto si risolve. C’è il cattivo e il buono, c’è il male e c’è il bene e quest’ultimo trionfa sempre, attraverso l’avventura, le vicissitudini, le trame che incutono paura, quando il fiato è sospeso, ma poi ecco il sollievo della soluzione che arriva con  il superamento delle prove, con il coraggio. L’eroe vince e vince il bambino e noi insieme.

Esaudire i desideri dei bambini è di solito l’aspirazione dell’adulto affettivo; ma desiderare significa “sentire la mancanza”, da sidus -sideris, stella. Cercare la propria stella, guardare il cielo stellato, individuare le costellazioni… Le stelle rimandano sempre alla nostalgia della ricerca, alla guida,  alla consolazione. Dunque il desiderio non è godimento autistico di “cose”, o per certi adulti appropriazione, sopraffazione; il desiderio è ricerca della propria stella, ovvero del proprio talento di vivere che è cammino, ricerca, progetto, realizzazione di un sogno. E ciò esige attesa, accoglienza, comprensione come cum-prendere, ovvero prendere con me ora con il cuore, ora con l’intelletto, ora con un abbraccio.

È così che i bambini imparano a comprendere l’Altro, ad ascoltare, ad accogliere, a donare, a…star bene. È così che possiamo restituire loro la bellezza del pensiero e un piccolo passo verso la Conoscenza più profonda del mondo.

di Luisa Piarulli

 Presidente ANPE

anpe

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